Sahara Marathon 2016

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Sahara Marathon 2016

Dal Mattino di Padova del 07/03/2016

Erika Buoso da Anguillara è la regina del Sahara

Una trentasettenne di Anguillara Veneta, istruttrice di fitness a Conselve, trionfa alla Sahara Marathon 2016.
Terza Giovanna Sansoni, sesta Elena Favero

di Gianni Biasetto

ANGUILLARA VENETA.

Una trentasettenne di Anguillara Veneta, istruttrice di fitness a Conselve, trionfa alla Sahara Marathon 2016.
La corsa di 42 chilometri tra i campi profughi della popolazione Sarahawi vede tra i promotori il padovano Rubens Noviello della società Boomerang Runners di Ponte San Nicolò che quest’anno è riuscito a portare al via da Tindouf una ventina di atleti padovani.
Erika Buoso, la dominatrice della gara che ha attraversato tre campi profughi nella zona occidentale del deserto, è arrivata sul traguardo leggera come una piuma dopo 4h11’56“. Quando ha visto lo striscione d’arrivo quasi non credeva fosse finita.

«Dopo dodici maratone questa del Sahara è stata la più facile», racconta Erika. «Non ho affatto sentito la stanchezza, mi sono detta: peccato sia finita, tanto erano belli quei panorami. Era da tempo che volevo coniugare la mia passione per la corsa con un gesto di solidarietà come quello di sostenere con la partecipazione alla maratona la causa del popolo Sarahawi».

La manifestazione ha visto quest’anno al via 120 maratoneti di diverse nazioni. Una cinquantina gli italiani.
In totale tra i percorsi della maratona, della mezza e dei 10 e 5 chilometri il numero dei partecipanti ha raggiunto quota 500.
Alle spalle della Buoso, che corre con i colori del gruppo Liberi Podisti Anguillara Veneta, ma fa parte anche del team Libere di correre, si è piazzata la svedese Amanda Mannerwik. Terza e sesta altre due padovane: Giovanna Sansoni ed Elena Favero.

«Mi sono avvicinata alle gare di lunga distanza una decina d’anni fa dopo un passato da velocista», racconta Erika. «Questa esperienza nel deserto, la prima della mia carriera, mi ha insegnato tante cose.
Innanzitutto abbiamo potuto constatare con i nostri occhi la situazione in cui vive il popolo Sarahawi, confinato in un angolo del deserto nella totale povertà e indifferenza dei governanti. Passando da quei campi profughi dove l’acqua è razionata mi sono venute in mente tutte le volte che noi la sprechiamo inutilmente. Sono stata colpita dalla semplicità di questa gente che pur non avendo niente ti offre quel poco che ha con il sorriso sulle labbra. Oltre al successo, che fa sempre piacere, quell’esperienza nel deserto mi ha regalato emozioni indescrivibili che le normali maratone in giro per il mondo, anche le più blasonate, non ti danno».

Per gridare al mondo il loro stato di profughi separati dalla loro terra da un muro, i Sarahawi organizzano con l’aiuto degli italiani ogni anno questa maratona.
In prima fila da sempre c’è Rubens Noviello che oltre a promozionare la Sahara Marathon si impegna tutto l’anno con iniziative benefiche in favore di quel popolo.
In estate il gruppo capitanato da Noviello ospita per una settimana alcuni bambini che abitano in quella zona del Sahara dove manca tutto. Tranne lo spirito di accoglienza.

Dal Gazzettino del 05/03/2016

 La nostra Erika, prima nel Sahara tra gli urrà dei profughi

Emozioni uniche e la bellezza di fare qualcosa di utile per gli altri

Dopo una vittoria esplode sempre la gioia, anche quando correre e gareggiare è solo uno dei motivi per i quali si affronta la gara.

 

La gioia di Erika Buoso, trentasettenne di Anguillara Veneta, dopo il successo alla Sahara Marathon è stata davvero incontenibile.

Non mi sono mai goduta una gara come questa – racconta – abbiamo attraversato i tre campi profughi del Sarahawi, siamo stati accolti da donne e bambini che non finivano di applaudire e che non ti facevano sentire la fatica. I ristori con i datteri, il paesaggio del deserto. Sono emozioni uniche, difficili da descrivere, soprattutto perché eravamo lì anche per fare qualcosa di utile

La Sahara Marathon è una 42 km in pieno deserto, che Erika Buoso ha chiuso prima tra le donne con il tempo di 4h 10′ 8″.

Era la prima volta che correvo nel deserto” spiega la runner che vanta una personale di 3h 29′ sulla distanza olimpica…

Velocista in gioventù, Erika Buoso, che lavora come istruttrice di fitness, ha ripreso a correre da una decina d’anni.

“Ho iniziato nel 2005 e non ho più smesso – spiega – faccio parta di diversi gruppi: sono tesserata con Assindustria, ma corro anche con i podisti del mio paese, Anguillara e con i PDF – un gruppo di amici che ama la libertà.

Orgogliosi di averti tra di noi, ERIKA!

Erika ci ha promesso un bell’articolo su questa straordinaria avventura, a breve nel nostro sito!

 

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Leggi l’articolo del Gazzettino del 05 marzo 2016


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